CODOGNE' E LE SUE VILLE DI PREGIO

Particolare della facciata di Villa Toderini

Codognè, paese con un'estensione di 22 km quadrati, ospita alcune importanti ville che in passato sono state dimore di campagna di ricche famiglie di origine veneziana. Costituiscono, insieme alle chiese ed ai capitelli sparsi nel territorio, il patrimonio artistico e architettonico più importante del comune. 
Dal punto di vista della qualità artistica, sono tutte degne di nota. 
La più famosa è certamente Villa Toderini che, con la sua architettura palladiana e la peschiera scenografica, è tra gli sfondi maggiormente immortalati nelle foto dei residenti e di coloro che vengono in visita. Si erge maestosa in centro paese.

 

VILLA TRAVAINI

 

Poco lontano, verso l'abitato del Borgo Chiesa, è ubicata un'altra importante residenza in stile veneto: "Villa Travaini".
Il complesso architettonico denominato villa Travaini-Vendrame è attribuibile al XIII secolo e si erge maestoso nel centro abitato di Codognè, lungo via Roma, tra le due Chiese. I primi proprietari accertati appartengono alla famiglia dei Ton, in origine livellari dei nobili Toderini. 
 L’insieme architettonico è costituito da un unico corpo ad “L” in cui si collocano, in successione, il corpo padronale della villa vera e propria, un edificio residenziale degli inizi del Novecento e la barchessa tardo settecentesca che giunge di testa su via Roma. Un edificio separato adibito a stalla-fienile, posto a nord, completa il complesso.
La villa ha una composizione tripartita, tipica delle Ville Venete, con un corpo centrale sopraelevato rispetto ai lati, con sale centrali passanti denunciate nella facciata principale da due file di trifore ad arco a tutto sesto con balconcino e da un frontone triangolare con al centro una decorazione con  canestro di fiori. Due corpi leggermente arretrati formano le due ali laterali della villa; nell’ala sinistra si colloca una piccola cappella un tempo adibita ad oratorio semipubblico.
La villa è separata dalla strada da un giardino che termina con una peschiera a doppia curva, che evidenzia la gerarchia del corpo principale rispetto alle ali laterali. Recentemente (2019), la peschiera è stata ristrutturata ed è stato ripristinato il passaggio dell'acqua.

 

VILLA PAOLETTI A CIMETTA

 

Le ville "Paoletti" a Cimetta e Cimavilla sono forse quelle più isolate, per la posizione e per i grandi alberi del parco che ne nascondono la facciata, suscitando così un fascino maggiore. Da annotare che presso il giardino di villa "Paoletti" a Cimetta si trova un frassino secolare oggi riconosciuto dalla Regione Veneto come “albero monumentale”, e per questo inserito nella lista degli esemplari da tutelare.

 

 

Villa "Paoletti" a Cimavilla invece, è stata per molti anni un luogo non proprio isolato, poiché la messa domenicale veniva celebrata nella cappella del parco della villa dedicata alla Madonna della Marcede, fino a quando non venne costruita la chiesa parrocchiale.

 

 

 

 

 

 

 

VILLA ROSA A ROVERBASSO

 

Villa "Rosa Andreetta" infine, il cui bel viale di accesso si può ammirare attraversando la frazione di Roverbasso, è stata anch'essa un luogo di ritrovo poiché nelle adiacenze di una delle barchesse si sono svolti per molti anni i festeggiamenti del Roverbasso Club.

Villa "Toderini" e villa "Travaini" a Codognè, le ville "Paoletti" a Cimetta e Cimavilla, villa "Rosa" a Roverbasso sono quindi sempre state dei punti chiari e fermi nella toponomastica del comune; seppur luoghi privati, sono sicuramente degli ambiti che appartengono al vissuto dei cittadini di Codognè

VILLA TODERINI DE GAJARDIS

 

Questo scenografico complesso, edificato tra la fine del Seicento ed il 1780 su commissione della nobile famiglia veneziana dei Toderini, si ritiene possa essere attribuito ad una personalità operante presso la fabbrica di Villa Pisani a Stra, ovvero all’architetto padovano Girolamo Frigimelica oppure ad un collaboratore dell’architetto trevigiano Francesco Maria Preti. 
Si compone di una villa padronale e di un oratorio, inizialmente dedicato a San Giovanni evangelista, poi documentato in San Giovanni Battista, e di un ampio parco dove spiccano l’imponente peschiera e la “Mutera”.
La villa è un tipico esempio di villa veneta della Terraferma, concepita non solo come dimora gentilizia dove poter trascorrere momenti di otium, ma soprattutto in funzione dello sfruttamento agricolo. Il prato incluso tra la villa e la peschiera fu un tempo un rigoglioso giardino descritto da Lorenzo Crico nel 1795 come fatto di “piante crescenti, viali ombrosi ed erbe di tal sorte e di sapor”.
Degna di nota è la peschiera quale importante opera di ingegneria idraulica del Settecento, ancora oggi alimentata dalle acque condotte da un sofisticato sistema di canali. 
La collinetta o “Mutera” che spicca nel parco in asse con la villa è stata realizzata reimpiegando la terra scavata per la costruzione della peschiera. Suggestivo belvedere, potrebbe altresì essere stata adibita a ghiacciaia. 
 Di questo ameno contesto fu ospite il poeta Ugo Foscolo che dedico due odi alla monacazione di Maria Teresa Toderini (1795-1796)

 

 

STORIA DEL TERRITORIO DI TERRA FERMA SOTTO IL DOMINIO DELLA SERENISSIMA

Dal 1339 al 1797 l’area oggi di pertinenza del Comune di Codognè faceva parte della Repubblica di Venezia. Rientrava nella Podesteria di Portobuffolè, una piccola città murata sulle rive del fiume Livenza che era uno dei centri commerciali più importanti all’interno della Repubblica. Da Portobuffolè partiva la via dei Sali su cui transitava il commercio del sale e dei cereali con il Nord Europa. La via passava attraverso Codognè, un territorio soprattutto lasciato a bosco e zone per il pascolo. Una parte era paludosa. L’area fu denominata Codognè per la presenza di piante di mela cotogna. Ancora oggi il toponimo deriva da questo frutto.
Poiché quest’area era per lo più lasciata a vegetazione, molte terre risultavano essere di proprietà pubblica-comunale. Nel Seicento la Repubblica dovette affrontare una serie di crisi economiche, dovute ad alcune guerre costose. Il Doge autorizzò quindi la vendita di alcuni di questi terreni pubblici-comunali e per questo i Toderini richiesero di poterne acquistarne una parte. Dal 1664 al 1690 tanti furono gli acquisti a Codognè (anche da privati, perché funzionali a creare un grande podere). Questo territorio, che prima era solo bosco o pascolo, finalmente si ingentilì con la presenza di questa importante famiglia veneziana:
Intorno al 1690 cominciò la costruzione di una grande villa di campagna, forse per volontà di Giobatta e Todero Toderini. Le terre limitrofe divennero coltivate e bonificate. Questo permise le condizioni per lo sviluppo del villaggio, da cui poi crescerà Codognè.
Nel 1780 Ferdinando Toderini chiese alla Serenissima di poter creare dei canali per far scorrere l’acqua per i propri campi. Ecco che venne realizzata la peschiera, la quale aveva molte utilità:

- per l’irrigazione dei campi ed il potenziamento dell’agricoltura;

- per l’allevamento ittico;

- per la produzione di limo, fertilizzante naturale per i campi;

- per il decoro della villa e del giardino.

Nel 1845 la famiglia Toderini si estinse e le sue proprietà furono smembrate e rivendute.

 

ORATORIO S.GIOVANNI BATTISTA

LA VILLA

Si tratta di uno tra i più suggestivi esempi di villa veneta. In essa si identificano due importanti valori: l'investimento economico (l'azienda agricola) e quello della località ideale per lo svago, la villeggiatura ed il cenacolo culturale.
Si compone di:

- un palazzo centrale, dimora patrizia, dalla facciata scenografica;

- una barchessa (a destra);

- un oratorio dedicato a San Giovanni Battista (l’aspetto attuale è una sintesi della prima costruzione risalente al 1790 circa, con aggiunte del primo Novecento) (a sinistra);

- la stalla ed il deposito (a sinistra);

- l’ampio giardino coronato dalla peschiera.

Il palazzo centrale si caratterizza per la simmetria delle sue parti. In alto sulla facciata si scorge lo stemma in pietra della famiglia Toderini (torre coronata con stella).
Fu edificato in due fasi:

- dal 1690/92 circa alla prima metà del 1700, adattamento e ristrutturazione di un edificio preesistente.

- dalla seconda metà del 1700 al 1790 circa: interventi voluti dal gusto eclettico di Ferdinando Toderini (ampliamento delle ali dell’edificio patrizio, ampliamento della barchessa, costruzione della peschiera e del giardino, risistemazione dell’oratorio).Attualmente di originale è rimasta la facciata, in quanto i decori originali degli interni sono molto alterati a causa del  bombardamento del 1917 (durante la I° Guerra mondiale infatti, la villa fu requisita e divenne sede delle truppe austroungariche)  e dai saccheggi in età napoleonica e durante la Seconda Guerra mondiale.
Ancora oggi la villa si distingue per essere uno splendido esempio in stile palladiano, caratterizzato da un corpo centrale che emerge con le due ali laterali, dal gusto neoclassico (impiego di colonne, lesene, timpani…) e dalla barchessa. L'effetto attuale è altresì mutuato da un leggero gusto barocco (stucchi di coroncine, composizioni floreali, cornici sinuose….).

 

 

A sinistra dell'edificio patronale si trova l'oratorio a pianta ottagonale, con un’unica aula, ed una decorazione sobria (stucco e pittura). L’altare è barocco, realizzato con marmi colorati, sovrastato da una pala che rappresenta la Sacra Famiglia, eseguita nel primo Novecento. L’Oratorio risale al 1780 (data riportata sul pavimento).

Davanti alla villa oggi vi è un enorme prato, ma le testimonianze del XVIII secolo lo descrivono ricco di piante, ricercate e rare, una parte dedicata ad orto per la produzione di verdura e frutta per l’uso domestico. La Mutera, ovvero una collinetta artificiale ricavata con la terra scavata per la realizzazione della peschiera, ne è diventata il simbolo. La peschiera, con flusso d’acqua ancora funzionante, è una magistrale opera dell’ingegneria Settecentesca.

 

 

LA MUTERA DI VILLA TODERINI

La collinetta belvedere denominata “Mutera” è inserita nel complesso ambientale di valore storico-paesaggistico di Villa "Toderini De Gajardis". E’ stata realizzata rimpiegando la terra scavata per la costruzione della peschiera. Forse anticamente adibita a ghiacciaia, dalla sua sommità si può ammirare la scenografica facciata della villa riflessa sulla placida superficie della peschiera. 
L’esemplare di melo cotogno ivi messo a dimora richiama il mito greco del Giardino delle Esperidi, ovvero di quel luogo ameno custodito dalle ninfe, figlie della notte, nel quale si trovava la meraviglia delle meraviglie, l’albero dai pomi d’oro (il melo cotogno appunto) i cui frutti, simbolo di fecondità e amore, furono rubati con astuzia da Ercole nella sua undicesima fatica.
Nella zona retrostante è stato realizzato il Giardino della Mela Cotogna, esempio unico nel suo genere per le varietà botaniche (cultivar) presenti e per il significato didattico e di salvaguardia della memoria storica di cui è vettore.

Nell’ambito del Parco della Mutera, questo meleto, costituito da un’ampia varietà di cultivar di cotogno, intende avvalorare l’interpretazione per cui il toponimo del paese derivi proprio da questo frutto, la cui presenza sul territorio è stata anticamente molto diffusa a livello selvatico.  
In questo giardino si possono incontrare i colori e i profumi del pon codogno, un tempo largamente impiegato per la preparazione di cotognate e composte oppure per profumare la biancheria riposta nei cassetti e nelle cassepanche. 

 
La vocazione del Comune di Codognè a salvaguardare questa sua biodiversità ed il significato storico di cui è vettore, si sta sempre più concretizzando in ulteriori progettualità che riguardano l’impianto di nuovi alberi, la tutela di quelli più antichi, la creazione della filiera del cotogno e l’organizzazione di manifestazioni cultural-gastronomiche. 
A questo proposito, ogni seconda domenica di ottobre si svolge la FESTA DELLA MELA COTOGNA nella quale fanno bella vetrina più di cento espositori di prodotti derivanti dal cotogno, enogastronomici, con vendita al minuto, degustazioni, mercatino degli hobbisti e delle associazioni, animazione per bambini, laboratori creativi sul tema della mela e dell’agricoltura, pedalate ecologiche.
Per tutto il mese di ottobre è altresì possibile assaporare le numerose declinazioni gastronomiche della cotogna attraverso l’iniziativa “RISTORANDO”, nell’ambito della quale i ristoranti e gli agriturismi, le pizzerie, i panifici e le pasticcerie di Codognè propongono menù a tema che vedono questo frutto protagonista.
 

 

[Testi a cura della Commissione Comunale per le Attività Culturali, anno 2013, e Lisa Tommasella. Bibliografia: Codognè, Nascita e sviluppo di una comunità trevigiana di pianura tra Livenza e Monticano, a cura di L.Caniato e G. Follador, edito dal Comune di Codognè, aprile 1990. Si ringrazia l'Arch. Chiara Moras per il testo su Villa Travaini]

LA FAMIGLIA DEI TODERINI DE GAJARDIS

La nobile famiglia dei Toderini, cui si deve la costruzione dell'omonima villa in centro paese, indubbiamente concorse ad ingentilirne il territorio.
Vi erano diversi rami familiari, ma quello che poi giungerà a Codognè deriva da Zuanne Toderini. Falegnami ante litteram, intrapresero in seguito l’attività commerciale di tessuti, stoffe, merletti sulle via delle Fiandre, derivandone un ingente patrimonio, presto investito nell’acquisto di terreni.
 Nel 1694 la loro ricchezza era tale che poter comprare il titolo nobiliare ed entrare nella classe del patriziato veneziano. Il patrimonio familiare aumentò anche grazie ad ottimi matrimoni, con altre famiglie di mercanti o con nobili.

Giovanni Domenico (Zuanne)

Giobatta e Todero (figli)

Todero + 8 fratelli

Ferdinando e Gianbattista

Ferdinando Toderini (XVIII sec.) fu un intellettuale, un uomo di grande cultura, amante delle arti e della letteratura. Conobbe il giovane Ugo Foscolo, che qui a Codognè soggiornò qualche giorno. Ne sono testimonianza due sue sonetti scritti in onore della famiglia stessa.
 A maggiore completezza in merito alle vicissitudini legate ai diversi rami della famiglia Toderini,si riporta uno studio realizzato dal Dott. Thomas Toderini Dei Gagliardis Dalla Volta consultabile al link

https://www.tuttogenealogia.it/index.php?module=Family&func=displayterm&id=345&vid=1

I Toderini o Teodorini discendono dai Gagliardis, i quali si ritengono oriundi della Provenza, da cui scesero in Italia nel XIII sec. essendo documentati in Padova fin dal 1283. La famiglia dei Gagliardis, vanta una serie di personaggi che rivestirono primarie cariche in ambito militare, al servizio di molte potenti dinastie, tra cui i Duchi di Urbino, i principi Carraresi, gli Asburgo, la Serenissima Repubblica Veneta, ed altre.
Giunti in Italia, i Gagliardis si divisero in due linee distinte: la prima è quella detta dei “Gagliardi”, che presero dimora nel padovano dove vennero aggregati a quella civica nobiltà; la seconda è detta dei “Gagliardis”, stabilitisi intorno alla metà del 1400 alla Volta sotto Latisana da cui derivò il predicato “Gagliardis dalla Volta”.
Capostipite di questa seconda linea, fu Damiano Theodorino de Gajardis a Volta, “patron de sue galere armate” e segretario dell’Imperatore Federico III d’Asburgo, il quale lo innalzò alla dignità di Cavaliere del S.R.I. e del S. Palazzo Lateranense e lo parificò ai Conti Palatini del S.R.I., mentre i suoi due figli, Teodoro e Giovanni Domenico detti de Theodorini de’ Gajardis a Volta, con diploma del 24 novembre 1484 dello stesso Imperatore, furono creati Conti Palatini e del Sacro Palazzo Lateranense e Cavalieri del S.R.I. , con regalie di maggiori privilegi che dava loro la facoltà di creare titoli minori (Conti, Cavalieri, Notari, Poeti, Baroni, ecc.)
I figli di Damiano crearono dunque due linee distinte: la prima, quella di Teodoro, una volta trasferitosi definitivamente a Portogruaro (Ve), dove era nato nel 1458, mantenne in principalità il solo predicato di “Gagliardis dalla Volta”, e lo riportò all’originale “Teodorini de’ Gagliardis dalla Volta”, allorché la famiglia ricevette la riconferma dei suddetti titoli, dall’Impero Austriaco con Sovrana Risoluzione di S.M.I.R.A. del 25 luglio 1817. La seconda linea è quella di Giovanni Domenico, che trasferitosi a Venezia nel 1491 ca. con il padre, mantenendo il solo cognome di Toderini, si diede alla pratica della mercatura, particolarmente con i merletti provenienti dalle Fiandre. Questa attività andò ad incrementare notevolmente le ricchezze della famiglia, cosicché il ramo di San Lio (Santa Maria Formosa) rappresentato dai fratelli Giovanni Battista e Teodoro, avendo offerto centomila ducati al Governo della Serenissima, fu aggregato al Patriziato Veneto il 25 luglio 1694.
Il ramo rimasto fra i cittadini era rappresentato nel 1868 dal Nob. Comm. Teodoro Toderini, allora Direttore dell’Archivio di Stato di Venezia e Soprintendente agli Archivi Veneti, il quale avviò le pratiche per il riconoscimento dell’avita nobiltà presso il R. Governo Italiano. Finalmente con sentenza dei Tribunali di Padova e Venezia del 1909, la famiglia venne autorizzata al ripristino dell’antico cognome di Toderini dei Gagliardis dalla Volta, avendo dimostrato la legittima discendenza dal suddetto Damiano Toderino.