Storia del territorio

BREVE STORIA DI CODOGNE'

Codognè è una cittadina di circa 5.300 abitanti. Si trova tra le Alpi (le Dolomiti) ed il Mare Adriatico, vicino alle colline di Conegliano e Valdobbiadene, in un territorio ricco di fiumi, tra i quali i principali sono la Livenza e il Monticano. Il toponimo di Codognè trae origine dal frutto della mela cotogna (latino “cidonya”), che nella lingua locale viene chiamata "pom codogno", da qui "Codognè". Infatti, storicamente in quest'area si diffuse molto la pianta del cotogno, specialmente a livello spontaneo. Dal Medioevo questo territorio, prevalentemente dedicato all'agricoltura, fu attraversato da un'importante rotta commerciale chiamata Via dei Sali, che permetteva lo scambio di merce pregiata, ovvero il sale e i cereali, dal Mar Adriatico al Nord Europa. L'età d'oro per gli scambi commerciali si ebbe sotto il dominio della Repubblica Veneziana che qui governò dal XIV al XVIII secolo. Nel corso del Seicento, la nobile famiglia veneziana dei Toderini acquistò dei terreni a Codognè e vi costruì una delle più belle ville di questa parte d'Italia, caratterizzata dallo stile palladiano.
Questa residenza divenne un'importante risorsa economica, basata sullo sfruttamento agricolo, e un luogo di ritrovo culturale. Lo stesso poeta italiano Ugo Foscolo soggiornò qui, dedicando ai padroni di casa dei componimenti. Oggi Codognè è diventata una cittadina moderna che però non dimentica il suo passato, anzi. L'obiettivo per il futuro è quello di perseverare nella valorizzazione e nella promozione delle proprie origini e tradizione.
 

I BORGHI STORICI

Il Borgo era un piccolo centro urbano, composto da un pugno di case che si stringevano vicine ad uno o più spazi comuni, sui quali si affacciavano la Chiesa, a volte il capitello, le botteghe di prima necessità, l'osteria (che era anche sede della bocciofila). Il borgo viveva della vita delle sue famiglie; le celebrazioni religiose scandivano i ritmi dell’intera comunità, tenendola unita e stimolandone l’identità spirituale. Tutti, grandi e piccini, partecipavano sentitamente ai riti della fede cristiana.
Pensare al borgo fa tornare alla mente l'immagine dei bambini che giocavano animatamente sollevando il polverone della ghiaia di cui erano fatte le strade e i cortili di una volta; quelle strade che le donne percorrevano con gli zoccoli ai piedi mentre si recavano a vespro o mentre svolgevano le mansioni domestiche.  Tutte le attività che si svolgevano nel borgo erano un profondo intreccio di relazioni umane, dove l’amicizia era un valore complementare alle competenze tecniche. 
Si faceva il bucato recandosi al lavatoio pubblico ("lavador") o lungo le rive; le donne si aiutavano l'un l'altra, conversando delle novità in un bel momento di comunione femminile. 
Frequentati dalle donne erano anche i mulini sulla Resteggia e sul Ghebo. Sul Ghebo però il mulino aveva il doppio manlio, una rarità in zona, che permetteva di avere due lavorazioni contemporaneamente, tra cui anche la battitura del metallo. C’erano quindi il fabbro e il "giusta biciclette". Anche il macellaio (“bechér”) percorreva il borgo per svolgere il suo mestiere. Si alzava di buon ora per provvedere al recupero delle lastre del ghiaccio, spesso raggiungendo Vittorio Veneto in bicicletta, per poi recarsi dalle famiglie con stalle per contrattare la vendita di un vitello o di un coniglio. 
Successivamente, in anni di crescita economica, accadde che alcune famiglie abbiano trovato il coraggio di fondare delle cooperative sociali. Ecco quindi che nacquero alcune realtà economiche, come ad esempio le Latterie sociali e la Cantina sociale, determinanti per la genesi e lo sviluppo della comunità del borgo. I Borghi storici di Codognè, ovvero quei nuclei fondativi che successivamente diedero forma al paese, sono:

- Roverbasso
- Cimetta
- Cimavilla
- Borgo Chiesa
- Borgo Comun
- Borgo Municipio
- Borgo del Bar de Spin

GLI ASILI

In passato nel comune di Codognè erano presenti tre asili, luoghi di ritrovo non solo dei bambini, ma anche delle mamme e nonne che li accompagnavano; l'asilo storico vicino alla chiesa arcipretale, dove ha sede tutt'ora la scuola d'infanzia "Sacro Cuore" e nido integrato "Bambin Gesù"; quello di borgo municipio e l'asilo che serviva Cimetta e Cimavilla, che si trovava in via Asilo.
Il primo è quello più famoso proprio in virtù del fatto che è ancora oggi in funzione. L'edificio è stato quasi interamente ristrutturato verso la fine degli anni Ottanta, ma sono stati conservati i muri esterni, come si può facilmente dedurre dalla foto.
In borgo municipio era presente un altro asilo, gestito dalle suore che vivevano presso l'asilo di borgo chiesa e che ogni mattina attraversavano il paese per lavorare. L'asilo di borgo municipio si trovava di fronte a villa Toderini nello spazio che è ora occupato dalla sede di una banca. Ciò che colpisce di più però è il fatto che l'edificio precedente era una bellissima adiacenza della villa e come tale ne rispecchiava l'architettura. Per molti anni l'edificio venne adibito ad asilo, dove alle sette del mattino i bambini che frequentavano le scuole elementari andavano anche a catechismo. Poi, con il diminuire del numero dei bambini, la sede dell'asilo rimase per tutti quella in borgo chiesa. Per alcuni anni l'edificio davanti alla villa venne utilizzato come sede di una banca, poi si decise di abbatterlo per far posto ad una costruzione moderna che possiamo vedere ancora oggi .
L'asilo di Cimetta e Cimavilla, lungo la Cadoremare, è oggi un edificio in parte crollato per lo stato di abbandono e interamente ricoperto dalla vegetazione che lo nasconde agli occhi di chi passa. Forse, se non fosse per il nome della strada in cui si trova, Via Asilo, non si potrebbe sospettare che proprio lì avesse sede la scuola d'infanzia delle due frazioni. Oggi la sede dell'asilo si trova a Cimetta, vicino alla Chiesa di San Ulderico ed è dedicato a "Don Bosco".

IL VECCHIO CINEMA DI CODOGNE'

Ogni piccolo paese di provincia negli anni Sessanta e Settanta aveva un proprio cinema, luogo di ritrovo di giovani e bambini, ma anche sede per recite ed incontri pubblici.
Anche Codognè aveva dunque in piazza il proprio cinema, accanto al quale si trovava un piccolo bar, denominato bar ENAL.  Divenne in seguito sede delle ACLI.  La stagione d'oro dei cinema di paese si svolge negli anni in cui la televisione non era ancora diffusa in tutte le case e uscire per andare al cinema era molto più comune che al giorno d'oggi.  I film di maggiore successo erano quelli di Sergio Leone (a sentire certe persone sembra che una volta al cinema proiettassero solamente film western, ma avevano enorme successo anche i film di Franco e Ciccio che imitavano le grandi produzioni. 
Se Leone dirigeva “Per un pugno di dollari”, il duo comico rispondeva con “Per un pugno nell'occhio”, a “Il buono, il brutto, il cattivo” ribattevano con “Il bello, il brutto, il cretino” oppure con le parodie dei film stranieri come “Le spie venute dal semifreddo” o “002 agenti segretissimi”. Erano gli anni in cui la Disney produceva “Herbie il maggiolino tutto matto” o veniva riproposto “Via col vento”.
Negli anni Ottanta il cinema veniva usato raramente e per lo più per recite e proiezioni speciali per le scuole, infine venne chiuso. Pochi anni fa una troupe cinematografica usò il cinema di Codognè per girare alcune scene di un film e riportò la facciata agli splendori dell'epoca d'oro, come si può vedere dalla foto qui pubblicata.
Per una sera il cinema di Codognè è stato nuovamente un luogo di ritrovo e curiosità per tutti.

GLI ORATORI

A Codognè e nelle varie parrocchie erano presenti gli oratori, luoghi di aggregazione che favorivano le sane relazioni ed aiutavano ad educare alla vita oltre che alla fede. Si ponevano come ponte fra la famiglia e la Chiesa, dove i giovani di qualunque età giocavano scoprendo le qualità migliori di un ambiente composto di ragazzi e animatori all’insegna di allegria, generosità e solidarietà. 
L'Oratorio veniva aperto ogni giorno festivo e alcuni giorni della settimana anche al pomeriggio. Ad un certo orario i ragazzi, al suono di una campanella, venivano suddivisi e raccolti nelle varie scuole di Catechismo, dove venivano spiegati loro i fondamenti della Religione Cristiana. Dopo il catechismo si riprendevano i giochi e poi, in un cortile antistante, ogni tanto il parroco dispensava caramelle, giuggiole e gelati... 
L’oratorio fungeva anche da laboratorio, infatti le ragazze si dedicavano per lo più a lavori prettamente femminili come il cucito e il ricamo, mentre i ragazzi si sbizzarrivano in occupazioni diverse secondo le proprie capacità, dalla pittura ai piccoli oggetti di falegnameria. Alcuni di questi lavori sono stati conservati gelosamente fino ad oggi. Nelle case si ritrovano ancora, appesi come fossero quadri di pregio, e se ognuno di noi aprisse il cassetto della memoria si ritroverebbe qualche “capolavoro ” del genere. 
Finite le attività si giocava a calcio, nascondino o palla capitano.. quando pioveva o faceva freddo dentro nel salone parrocchiale si svolgevano animate sfide a calcetto balilla e ping pong. Venivano organizzati gruppi di canto, nel repertorio i motivi della Grande Guerra degli Alpini per poi arrivare negli anni più recenti con le colonne sonore dei cantautori Battisti, De Andrè… 
Particolarmente vivace è il periodo estivo, durante il quale si proponevano vacanze, (chiamati spesso campi estivi o campi scuola) e venivano organizzati periodi di animazione e di giochi, chiamati GREST (GRuppo ESTivo o Gruppi Ricreativi ESTivi).