GRANDE GUERRA A CODOGNE'


L'Italia entra in guerra il 24 maggio 1915.
Codognè contribuisce ad alimentare le schiere di soldati mandati al fronte, contadini di tutte le età mal preparati alla guerra.
Il giovane concittadino Giacinto Papes Bettin, solo ventenne, morirà nel suo primo giorno di combattimento, il 21 settembre 1915.
Apparteneva alla Fanteria e fu ucciso a Bosco Cappuccio, di fronte a San Martino del Carso.
L’8 giugno 1916, a seguito dell’affondamento del piroscafo Principe Umberto I°, morirono 5 giovani soldati di Codognè. Stavano rientrando da Valona, in Albania, dove avevano prestato aiuto militare all’esercito serbo accerchiato dagli austriaci quando, a metà strada per Taranto, il piroscafo fu silurato da un sommergibile austriaco. Facevano parte del 55° Regg. Fanteria,"Brigata Marche". Il piroscafo trasportava 2.605 soldati, morirono in 1926.
Il 6 agosto dello stesso anno è la Famiglia Bellotto a piangere il suo Giovanni, giovane soldato ventiduenne, appartenente all’8° Fanteria, non più rintracciato dopo un’azione di guerra svoltasi a Gorizia. Questi sono solo alcuni dei drammi di cui conosciamo il nome che hanno scosso il nostro paese nei primi due anni del conflitto.
Con la Disfatta di Caporetto, il 24 ottobre 1917, tutto si amplifica. Inizia la tragica ritirata dei soldati italiani e dei civili sfollati. Si tenterà una serie di combattimenti in retrovia per rallentare l'avanzata dei tedeschi sul Tagliamento, poi lungo la Livenza e sul Monticano, coinvolgendo Codognè, Cimetta e Vazzola per poi fermarsi solo alla volta del fiume Piave, facendo saltare tutti i suoi ponti il 9 novembre 1917. Nel corso di questa ritirata passano per Codognè il 4° Reparto d'assalto (Bersaglieri Arditi) e la 4° Brigata Bersaglieri. Gli invasori arrivano a Codognè l'8 novembre 1917. I primi ad arrivare sono i reparti di Sturmtruppen del Wuttemberg (l’equivalente tedesco dei nostri Arditi). Poi alle ore 18:30 arriva il grosso dei reparti. La loro presenza sul nostro territorio è devastante. Un anno di occupazione ricordato come l'Anno della fame (8 novembre 1917 - 30 ottobre 1918). Hanno saccheggiato e rubato lasciando le famiglie senza niente, solo macerie. Le case vennero requisite ed anche le canoniche. I parroci vennero estromessi anche dalla loro camera ed invitati dal Comando Germanico a svolgere le funzioni del Sindaco.
L'Amministrazione comunale si era nel frattempo trasferita a Firenze, insieme alle famiglie più benestanti.
I tedeschi se ne vanno il 13 novembre, lasciando il posto all'occupazione degli Austroungarici della 14° Armata, precisamente Boemi e Ungheresi.
Villa Toderini, il Municipio e numerose abitazioni requisite diventarono il quartier generale degli invasori. Del Municipio vennero distrutti tutti gli atti, le carte, i registri ed i documenti dell’archivio.
Alla vigilia della Battaglia del Solstizio (giugno 1918) Codognè era la retrovia austriaca, posizionata tra la prima linea del Piave e la seconda linea del Livenza, e si trovava sulla linea di congiunzione tra la 6^ Armata austriaca del Gruppo Belluno, comandata dal Gen. Alois Von Schonburg-Hartenstein (da Fener a Papadopoli) con 2 Corpi d’armata, 3 Divisioni di Fanteria e 835 cannoni, e la 5^ Armata dell’Isonzo (Isonzo Armèè) del Gen. Wenzel Von Wurm, appartenente al Gruppo Boroevic (da Papadopoli al mare). Dietro la linea difensiva principale austriaca erano organizzate 2 linee d’emergenza, la Kaiserstellung sul Monticano (zona Codognè) e la Konigstellung sul Livenza.
Il 26 e 27 ottobre 1918, nonostante il Piave in piena, gli Arditi attraversarono il fiume su ponti di barche costruiti di notte alle Grave di Papadopoli, iniziò così il contrattacco dell’esercito italiano che porterà alla Battaglia di Vittorio Veneto. Gli Austroungarici si ritirarono lungo il Monticano, ma tra le loro fila iniziò la diserzione dei reparti Ungheresi e Cecoslovacchi coinvolgendo anche la zona di Codognè.
Nonostante l’invio di ulteriori armate austriache, la diserzione dilagò e alle ore 15:45 del 28 ottobre l’Imperatore Carlo d’Asburgo ordinò al Gen. Von Webenau di trattare subito l’Armistizio. Tuttavia Codognè era ancora occupata.
Alle ore 12:00 del 29 ottobre gli Inglesi raggiunsero Cimetta. A questo ennesimo traguardo, il Gen. Von Webenau ordinò la ritirata generale di tutto l’esercito austriaco oltre il Livenza. Arrivarono anche i soldati italiani ad alimentare l’avanzata inglese. Giunsero da Vazzola, erano il 1° Regg. Bersaglieri, Battaglione ciclisti e la 7^ Brigata di cavalleria. Raggiunsero il centro di Codognè, ci liberarono dal nemico, proseguendo poi per Roverbasso, Gaiarine e Sacile.
Il 30 ottobre Codognè viene attraversato dal 24° Corpo d’armata austriaco, in fuga diretto a Gaiarine, Brugnera e Sacile. Il Gen. Diaz aveva infatti ordinato di inseguire il nemico e di conquistare più territorio possibile e prendere più prigionieri possibili prima dell’entrata in vigore dell’Armistizio, mandando perciò avanti la Cavalleria e gli Arditi per bloccare gli austroungarici in ritirata sui fiumi.
La Grande Guerra si concluse il 4 novembre 1918.
Tre anni di conflitto e uno di occupazione devastarono tutto il territorio. A questo punto non c'era lavoro, dilagava la miseria ed i campi erano pieni di residuati bellici, bossoli, bombe inesplose e mine. Prima di bonificarli e poter avere un raccolto, sarebbero passati anni. Così numerose famiglie decisero di andarsene in America o in Argentina, con una valigia di cartone ed il cuore gonfio di lacrime, dando vita ad una immane storia di migrazione.
 

CODOGNE' NELLA GRANDE GUERRA